
Le preghiere per il Papa lo hanno aiutato veramente?
Le preghiere per il Papa lo hanno aiutato veramente? Il parere del suo medico:
Il dottor Alfieri ha elencato un paio di cose che ha ritenuto cruciali per la sopravvivenza del Santo Padre quando il suo apparato respiratorio era in crisi.
In quanto figlio di Sant’Ignazio Papa Francesco è un convinto sostenitore dell’autoconsapevolezza. L’analisi di se stessi è una parte fondamentale dell’eredità del fondatore dei gesuiti, e il nostro primo Papa gesuita lo ha dimostrato innumerevoli volte. Mette in guardia contro i pericoli di non sapere cosa sta accadendo nei nostri cuori e nella nostra psiche, di non comprendere cosa ci motiva o ci disillude.
Questa consapevolezza di sé è tutto ciò che essa implica conferisce una certa forza, suggerisce il Papa.
Ed è stata proprio questa forza, forgiata nel corso dei suoi 88 anni, ad aiutare il Pontefice durante le sue esperienze di pre-morte (se così possiamo dire) in ospedale.
Nell’intervista al quotidiano italiano Corriere della Sera (in un articolo pubblicato il 25 marzo 2025), il dottor Sergio Alfieri ha parlato della “consapevolezza” del Papa, cioè del fatto che lui avesse compreso di essere quasi morto e di tutto ciò che stava accadendo intorno a lui, come “anche della ragione che lo teneva in vita”.
I giornalisti hanno chiesto chiarimenti e il medico ha rispsoto senza giri di parole:
“In passato, quando parlavamo, gli chiedevo come facesse a tenere questo ritmo e lui rispondeva sempre: “Ho un metodo e una routine“. Oltre ad avere un cuore molto forte, ha delle risorse incredibili. Penso che anche il fatto che il mondo intero pregasse per lui abbia contribuito a questo.”
Qual è questo metodo e quali risorse?
Al termine del ciclo di catechesi del Papa sul discernimento nel 2022, ha osservato :
La vita ci pone sempre di fronte a delle scelte e, se non facciamo scelte consapevoli, alla fine è la vita a scegliere per noi, portandoci dove non vogliamo andare.
Questa coscienza, questa autoconsapevolezza, è una delle sue risorse? Fa parte del suo “metodo e routine”? Sicuramente lo è. Una volta spiegò:
Cerco di guardare dentro me stesso una o due volte al giorno. Di guardare le cose che ho sentito durante il giorno, le cose che sono accadute dentro di me. […] Ma la mia immagine concreta completa di me stesso è qualcosa che trovo giorno per giorno guardando come mi comporto, le decisioni che prendo, gli errori che faccio… ed è un’immagine che progredisce, man mano che la vita va avanti.
Si può immaginare che decenni e decenni di consapevolezza di sé, di scoperta dell’opera di Dio nella nostra vita quotidiana, diano al Papa una serenità e una forza per affrontare anche un momento di pre-morte, a un livello che molti pazienti non avrebbero molto probabilmente reagito bene.
Il saluto di Paolo
Nel maggio del 2018, il Papa tenne un’omelia in cui rifletteva sulla consapevolezza di San Paolo di essere prossimo alla morte, una consapevolezza che proveniva dal suo discernimento e dal suo esame. L’Apostolo disse: “So che nessuno di voi ai quali ho predicato il regno durante i miei viaggi vedrà mai più il mio volto”.
Francesco collegò il saluto di San Paolo al suo… e al suo esame di coscienza.
“Quando leggo questo,” ha detto Francesco, “penso a me stesso. Perché sono un vescovo e devo dire addio.”
«Chiedo al Signore la grazia di poter dire addio come ha fatto Paolo. Nel mio esame di coscienza, non sarò un vincitore come lo è stato Paolo, ma il Signore è buono, è misericordioso.. Che il Signore dia a tutti noi la grazia di poterci congedare così, con questo spirito, con questa forza, con questo amore per Gesù Cristo e con questa fiducia nello Spirito Santo».
E che dire delle preghiere dei fedeli?
Allo stesso tempo, è interessante il modo in cui il medico ha annotato le preghiere della Chiesa, del popolo fedele di Dio in tutto il mondo.
Di sicuro l’intera Chiesa si è mobilitata in preghiera durante i giorni del ricovero del Papa. In particolare, per molti giorni, in Vaticano è stato tenuto un Rosario serale, guidato i primi giorni dai cardinali e poi da altri membri della Chiesa.
Il dottor Alfieri ha affermato: “Penso che anche il fatto che il mondo intero pregasse per lui abbia contribuito a questo”.
Il giornalista naturalmente ha chiesto al medico di chiarire cosa gli aveva fatto pensare ciò: perché è un credente? Perché è un medico e uno scienziato?
“Lo dice da credente? ” ha chiesto il giornalista.
“C’è una pubblicazione scientifica che dice che le preghiere danno forza ai malati; in questo caso il mondo intero ha iniziato a pregare”, ha risposto.
Per la Chiesa, c’è la consapevolezza che l’intera forza sia della preghiera che della scienza può e dovrebbe essere messa al lavoro in risposta alle crisi sanitarie. Quindi, quando la Chiesa esamina i miracoli attribuiti ai santi nei processi di canonizzazione, deve dimostrare che si è verificato qualcosa che va oltre i buoni effetti della medicina.
Da parte sua, il dottor Alfieri non ha sottovalutato né la preghiera, né l’assistenza sanitaria.
“È accaduto un miracolo”
Il dottore ha detto:
“Posso dire che per due volte la situazione stava precipitando e poi è avvenuto un miracolo. Certo, è stato un paziente molto collaborativo. Ha fatto tutte le terapie senza mai lamentarsi.”
Questo è Papa Francesco!
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